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Nuovi riti funerari in Svizzera

Il cimitero non è più l’unico luogo di “dimora eterna”. Disperdere le ceneri nella natura o in una residenza di vacanza, seppellire l’urna in un bosco o perfino incastonare le ceneri in un diamante: la lista delle possibilità sembra infinita.

Questa libertà d’azione spiega probabilmente la relativa benevolenza della Svizzera nei confronti di riti legati a spiritualità “non tradizionali”. «La società evolve in particolare grazie all’apporto dei migranti», spiega Julie Montandon, collaboratrice del Centro intercantonale d’informazione sulle credenze (CIC) di Ginevra. E questo fa sì che il panorama delle credenze sia in costante evoluzione e che emergano nuovi riti.

Questa ricerca di nuovi rituali funebri ha per corollario il rigetto delle Chiese tradizionali e deve essere inserita nel contesto più largo di una presa di distanza dalle religioni. «Oggi oltre un terzo delle persone non vuole né pastori né preti, ma soltanto una cerimonia laica eseguita da un amico o da una terza persona», conferma Edmond Pittet. “Soltanto una piccola minoranza non vuole nessuna cerimonia”.

I “celebranti” – religiosi e laici – chiedono sempre più spesso l’intervento delle famiglie, permettendo loro di rendere il rito funebre più personalizzato. Per Claire Clivaz, “ci sono gesti conosciuti, come mettere un fiore sulla tomba o gettare la terra sulla bara, che riescono ancora a rassicurare.

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